Stereotipo, questo conosciuto

Stereotipo, questo conosciuto

Ciao,

mi chiamo Emanuele, sono cittadino italiano, ho 42 anni e da 9 sono sposato con Angélica, cittadina venezuelana. 

A differenza di mio nonno materno, migrante in Francia negli anni ‘50 per necessità, ho vissuto fuori dall’Italia per studio e lavoro partendo da una posizione privilegiata.

Inghilterra, Stati Uniti, Sudafrica, Giappone, Thailandia, Germania.

Ho vissuto sulla mia pelle gli stereotipi legati all’Italia, sia quelli positivi che quelli negativi.

Uno stereotipo secondo la Treccani è una “opinione precostituita, generalizzata e semplicistica, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente, su persone o avvenimenti e situazioni”.

Ho visto i miei interlocutori in Germania arrivare tardi ad una riunione tanto “gli italiano sono sempre ritardatari”. 

Ho assistito a richieste di fotografie per come ero vestito da parte di partner di lavoro giapponesi, notoriamente riservati, perché “gli italiani sì che si vestono bene”. 

Sempre in Giappone, mentre camminavo e parlavo con colleghi italiani, sono stato fermato più di una volta da alcuni passanti, studiosi della lingua italiana e innamorati del nostro Paese, che volevano semplicemente scambiare due parole in italiano con noi perché “l’Italia è un paese meraviglioso”. 

In qualità di popolo migrante, gli italiani hanno subito ogni sorta di stereotipo, in modo particolare le generazioni che sono emigrate nel secolo che corre tra l’Unità d’Italia e il Secondo Dopoguerra. 

Ci hanno fatto male. Cicatrici difficili da rimarginare. Storie di discriminazione. 

Storie di emancipazione. Storie di successo. 

Perché ci è così difficile evitare di etichettare i migranti residenti in Italia, i nuovi italiani? 

Cosa ci ha insegnato la nostra memoria collettiva di migranti e cattolici se non l’importanza dell’essere aperti verso l’altro e di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te? 

#stereotipo #comunicazione #italiani #migranti #viaggi 

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